''Il giro giusto'': viaggio satirico nel mondo dei libri

  |  RUTIGLIANO (BA)  -  domenica 14 ottobre 2018 - 21:30

Nel suo romanzo d’esordio il pugliese Carlo Picca racconta la vita dei librai al tempo della grande distribuzione e dei giganti del web

di Giuseppe Di Matteo

Per i librai sono tempi duri. In Puglia, infatti, come certificato dall’Istat, si legge poco. Stando gli ultimi dati Istat, solo il 27,6% dei pugliesi dichiara di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno contro una media nazionale del 41. I numeri cambiano vistosamente nella colonnina da 1 a 3 (57,2% contro il 47,6 a livello nazionale), per poi calare nuovamente. I pugliesi che hanno letto più di 12 libri sono il 9,7% a fronte del 13,4 a livello nazionale.

Ma non sono duri solo per questo. Perché il mercato editoriale negli ultimi anni è molto cambiato e si compra sempre di più online: +29,7% nel 2017 (dati Aie). A dir la verità i numeri certificano anche un leggero incremento delle vendite in libreria (+2,8% rispetto al 2016, ma riunendo sotto le stesso tempo le catene e le indipendenti). La tendenza generale sembra però essere quella di affidarsi molto di più a internet per questo genere di acquisti.

"L’e-commerce e i colossi del Web saranno la nostra fine". Carlo Picca mantiene un atteggiamento composto, ma le parole sono saette. Di mestiere fa il libraio e a 43 anni suonati ha ancora voglia di spaccare il mondo, che ama guardare dalla finestra della sua Rutigliano, dove nel 2011 ha aperto la libreria Odusia, portando sulle spalle la professione (e l’amore) di suo padre. Da allora dice di averne viste di cotte e di crude. Tanto da scegliere di raccontare la sua esperienza di vita in un romanzo satirico, ma dal sorriso amaro, che svela i retroscena meno conosciuti del mondo dell’editoria. Ma “Il giro giusto” (Les Flâneurs, 64pp., 9 euro) è anche lo sfogo letterario e filosofico di Ippolito, libraio innamorato della sua missione e protagonista della storia, che assomiglia a un novello Don Chisciotte in lotta contro i mulini a vento.

Picca, cosa c’è che non va nel mondo dei libri?

"Partiamo da un concetto fondamentale: il libro è diventato un oggetto commerciale. Molti editori non cercano più gli scrittori ma star dello spettacolo, perché ormai la cultura è diventata sinonimo di intrattenimento. Il che non è un male. Ma non può essere l’unico orizzonte possibile. A mio parere, ci sarebbe bisogno anche di più qualità. Di libri fatti bene".

Cosa intende per “libri fatti bene”?

"Bisognerebbe anzitutto riscoprire i classici. Ma penso anche ad autori che abbiano davvero qualcosa da dire e che troppo spesso vengono ignorati. Un peccato: i libri importanti sono quelli che aprono uno squarcio nella realtà e stimolano riflessioni".

Nel romanzo affronta anche di problemi di natura più “tecnica”.

"Esattamente. Parlo anzitutto dell’agonia di noi librai indipendenti, costretti a competere con le grandi catene di distribuzione e con i giganti della Rete senza averne i mezzi. Ma prendo anche un po’ in giro il mondo delle grandi kermesse, troppo spesso legate a certe conventicole e interessi che spingono alcuni nomi a scapito di altri. Insomma, si deve far parte del “giro giusto”. Ma come si fa ad andare avanti così?".

Appunto: come si fa?

"Ci si rimbocca le maniche e si va avanti finché è possibile. Nel mio piccolo cerco di farlo partendo dai bambini. Nella mia libreria propongo una serie di letture didattiche che hanno lo scopo di far capire quanto i libri possano essere anche oggetti ludici e ricreativi, oltre che scrigni incommensurabili di sapere".

Perché dovremmo andare in libreria e non acquistare i libri solo, o prevalentemente, on line?

"Perché le librerie sono luoghi di produzione di idee. E si affidano a un personale preparato. Ma, soprattutto, garantiscono un contatto umano che sul Web è inesistente. La Rete tende all’omologazione. Noi crediamo ancora nel pluralismo delle idee".


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