Domenico Vacca, ambasciatore nel mondo di un sud di qualità

  |  TRANI (BT)  -  domenica 7 ottobre 2018 - 09:16

A tu per tu con l’imprenditore della moda che ha fatto successo a New York

di Redazione Norbaonline
Domenico Vacca, ambasciatore nel mondo di un sud di qualit

Incarna appieno la figura di imprenditore-stilista, il suo palazzo di dieci piani a New York è un quartier generale dove si respira made in Italy ed è tra i più amati dalle celeb americane. Domenico Vacca è questo e molto altro, ambasciatore del lusso italiano in America secondo il New York Times e tra i più internazionali dei nostri stilisti. Andriese di nascita e newyorkese di adozione, di strada dai tavoli da sarta di nonna Savina ne ha fatta. Il suo rapporto con l’arte sartoriale affonda le radici nel sud dei sarti pugliesi, in quel soul-anima insomma, per dirla all’americana, che fa degli abiti arte. Arte che sa di tradizioni, di vita quotidiana, che racconta un sud di qualità.

Lei è un uomo di grandi passioni, la moda e l’imprenditoria ad esempio. Come riesce a far convivere l’anima più creativa e quella più pragmatica?

Dico sempre che il mio cervello è diviso esattamente in due parti, quella business e quella creativa. Di solito ci sono dei tandem, il designer creativo e chi si occupa della parte più pragmatica, penso a Gianni e Santo Versace, Miuccia Prada e suo marito. Per diversi anni non ho trovato chi potesse farmi da contraltare e dunque ho sviluppato entrambe. Tale  dicotomia a me piace e mi tiene interessato ogni giorno a ciò che faccio. Non vi è una che prevale sull’altra, potrei dire, anzi, che le due sono abbastanza bilanciate. Adoro le dicotomie, perché da esse possono nascere belle scintille. Durante l’anno vi è il momento in cui occorre disegnare la collezione e momenti in cui vi sono operazioni da chiudere. Mi divertono queste due parti, mi fanno lavorare in armonia".

Durante il suo ultimo viaggio ha incontrato alcune personalità della politica pugliese per pianificare una serie di investimenti. Di cosa si tratta?

"A Trani, città che amo profondamente, ho riscontrato potenzialità enormi che andrebbero maggiormente valorizzate. Dopo oltre trent’anni di esperienza all’estero sento il dovere di esportare la mia esperienza per creare con l’amministrazione locale qualcosa che si tramuti in crescita, anche del Pil. Ho incontrato più volte il presidente Emiliano, ha visto il mio palazzo a New York e lì è iniziato un dialogo nato dalla volontà da parte mia e dalla disponibilità da parte sua di investire in Puglia e in particolare a Trani. Il 9 ottobre ci sarà un evento Puglia a New York nel mio palazzo sulla 55esima e 5a strada, a cui parteciperà lo stesso Emiliano. Andranno a Washington e sfileranno al Columbus Day".

Spesso il Made in Italy nel settore moda è associato al nord Italia, lei al contrario è fortemente legato alla sartorialità del sud. Ci spiega la filosofia che si cela dietro tale scelta?

"A me piace la qualità. Il made in Italy del nord Italia è più industriale, forse più design, mentre quello del sud è made in Italy del fatto a mano, di dettagli, basato sulla qualità dei tessuti e delle vestibilità che si possono realizzare solo al sud. Facciamo alta sartoria, l’haute couture nel prêt- à-porter mentre a nord fanno prêt-à-porter. I napoletani hanno creato una scuola di sarti, dovremmo crearne una anche in Puglia e valorizzare queste arti che rischiano di scomparire. Vengo da una famiglia di sarti, andavo a trovare mia nonna e giocavo con i tessuti, è nel mio dna. Sono stato il primo, 17 anni fa, a realizzare una collezione ready to wear fatta a mano e questa è stata la mia fortuna".

Nella sua carriera vanta di aver curato l’immagine di alcuni protagonisti di red carpet e serie tv. Come si arriva alla scelta del look di un attore o un personaggio?

"Ho vestito tanti personaggi per il red carpet, tra questi Daniel Day Lewis, vincitore dell’Oscar come attore protagonista per il film Lincoln. Lì ho fatto una scelta sulla base del personaggio e del tempo storico. Daniel ama i tessuti e ho cercato di coniugare la sua visione con la sua personalità. Per me è importante vedere come una persona si muove nello spazio. Vestirsi è un fatto culturale, tutti noi attraverso la scelta di ciò che indossiamo cerchiamo di trasmettere ciò che siamo. Nei film si cerca anche di dare un’estetica al personaggio in accordo con il regista e il copione. Per le serie tv si crea un vero e proprio guardaroba per il personaggio, serve ad aiutare a far entrare nella parte l’attore. Sto lavorando al guardaroba di Forest  Whitaker per la serie tv Godfather of Harlem, ambientata tra fine anni Cinquanta e gli anni Sessanta".

A chi si è ispirato per la sua ultima collezione?

"Mi sono ispirato a me stesso. Ho iniziato con un uomo del sud Italia sartoriale un po’ com’era mio padre, tra i più eleganti che io abbia mai conosciuto. Anche la donna è sartoriale, powerful e sexy allo stesso tempo, una donna che sa cosa indossare. Abbiamo rispolverato le vecchie collezioni con un twist e una modernità in più, giocando con una gonna morbida e una giacca strutturata. Abbiamo cambiato negli uomini i colli delle camicie".

Considerata la lunga esperienza da imprenditore e i traguardi raggiunti durante la sua carriera, ad un giovane che volesse affacciarsi all’industria della moda per dar vita ad un proprio brand che consiglio darebbe?

"Oggi ci sono brand nuovi ogni giorno, bisogna partire da una collezione piccola e in quel caso l’online potrebbe essere utile per veicolare una fetta di pubblico sulle proprie produzioni, ma occorre stare attenti, spesso i costi sono alti quanto un affitto di un negozio. Puntare su collezioni semplici e più immediate. Trovare un investitore che creda in lui sarebbe un buon inizio".

 

(Rossella Vitrani)


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