Ilva: Bellanova, ''non c'è più tempo"

  |  TARANTO (TA)  -  sabato 23 giugno 2018 - 21:26

L'ex vice ministro invita il Governo a far ripartire la trattativa

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Ilva: Bellanova,

"Le trattative non si fanno incontrando ora l'uno ora l'altro ma lavorando giorno e notte per arrivare a una sintesi soddisfacente": lo dichiara Teresa Bellanova, capogruppo Pd in Commissione Industria del Senato a Taranto, nel corso dell'iniziativa "Ilva: e ora? Prospettive". "Ci sono tutte le condizioni perché il Tavolo riprenda esattamente dal punto in cui era giunto prima del 4 marzo", prosegue l'ex vice ministro. "La scadenza del 30 giugno è arrivata e il Governo ha una responsabilità enorme che non puo' essere elusa. Sono in gioco 13mila 700posti di lavoro, oltre a quelli dell'indotto; il futuro occupazionale e industriale di tutti i siti coinvolti, l'ambiente e la salute dei cittadini di Taranto, il destino del più grande siderurgico d'Europa, quello dell'acciaio nel nostro Paese e del manifatturiero italiano d'eccellenza. Ed è in gioco la sicurezza dei lavoratori perché se non si garantiscono le risorse adeguate, nel caso si voglia giungere ad un Decreto per fare fronte ad altri mesi di commissariamento, a pagarne il conto sarà la  anutenzione degli impianti. A tutto questo bisogna dare riposte subito".

"Ancora ieri", aggiunge Bellanova, "Di Maio ha ribadito l'esigenza di studiare giorno e notte la vicenda Ilva. Ha già a disposizione sul suo tavolo una documentazione enorme, nel caso in questi anni non abbia seguito né il lavoro svolto dal Governo né quanto accaduto in Parlamento. Quello che gli consegniamo, inclusa la proposta migliorativa avanzata dal Governo al Tavolo, rappresenta un punto avanzatissimo di trattativa. Nessun lavoratore era lasciato solo, né veniva licenziato e gli esodi volontari erano incentivati per un ammontare complessivo di 200milioni di euro a carico dell'amministrazione straordinaria che si andavano a sommare alla cassa integrazione. Contemporaneamente, poiché immaginavamo che il Piano industriale, una volta a regime, avrebbe avuto bisogno di occupazione qualificata, avevamo disposto verifiche periodiche e indicato come priorità quella di fare riferimento al bacino Ilva. Se Ilva chiude, bisogna dirlo con chiarezza. E bisogna dire con onestà chi garantirà occupazione per 20mila persone,
chi pagherà i costi della bonifica a una città che potrà esporre, tra le emergenze ambientali, il più grande cimitero industriale di cui si abbia memoria, dove si produrrà l'acciaio di qualità che serve alle imprese italiane".


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