Ilva: Peacelink, falda contaminata vicino discariche

  |  TARANTO (TA)  -  venerdì 8 giugno 2018 - 12:25

L'associazione scrive a ministri e cita l’ordinanza del comune di Statte

di Redazione Norbaonline
Ilva: Peacelink, falda contaminata vicino discariche

"Si delineano i contorni di un possibile disastro ambientale in una nuova area del territorio tarantino: parliamo dello smaltimento delle scorie contaminate dell'Ilva". A lanciare l'allarme è il presidente di Peacelink Alessandro Marescotti in una lettera aperta al ministro della salute Giulia Grillo, al ministro dell'Ambiente Sergio Costa e al Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. "Non è il disastro ambientale", spiega l'ambientalista, "di cui tanto si è parlato in questi anni, ma si tratta un nuovo pericolo. Parliamo dei livelli di contaminazione vicino le discariche Ilva che si trovano fra Taranto e Statte che sta portando al divieto delle attività agricole nella zona di Statte. Al divieto di pascolo ora si aggiunge quello di consumo di frutta e verdura. Quanti lo sanno?". 

Marescotti cita un'ordinanza del sindaco di Statte, Franco Andrioli, del 24 ottobre 2017 e una sentenza del Tar di Lecce che "dà torto all'Ilva e ritiene ingiustificata l'opposizione alla messa in sicurezza della falda acquifera che scorre sotto la zona delle discariche. Le concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) risultano superate". Nel territorio di Statte, rammenta l'ambientalista, "sono ubicate le discariche Ilva, fra cui la Mater Gratiae, nella quale sono state sotterrate le polveri degli elettrofiltri dell’Ilva. Le polveri contengono diossine, furani, piombo e altre sostanze altamente tossiche. Quelle polveri vengono portate a Orbassano in quanto rifiuti speciali pericolosi. In passato tutto veniva messo sotto terra nella discarica. E l'area adiacente risulta compromessa e fortemente contaminata". Peacelink sollecita al governo un nuovo decreto che preveda l'annullamento del decreto che garantisce l'immunità penale ai commissari. L'annullamento del decreto garantisce l'immunità penale ai nuovi acquirenti (ArcelorMittal) e l'annullamento del decreto che stravolge e peggiora l'AIA prorogando fino al 2023 le prescrizioni non attuate (perfino i certificati antincendio dell'area a caldo). Infine, l'associazione chiede il "ripristino delle precedenti prescrizioni, più stringenti e la "chiusura dell'impianto, in caso di mancato adeguamento alle prescrizioni imposte.


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