Omicidio in ospedale a Venafro: scena muta dell’infermiera

  |  ISERNIA (IS)  -  venerdì 30 giugno 2017 - 15:33

Il legale ha chiesto la scarcerazione della donna accusata di aver ucciso un anziano per vendetta

di Redazione Norbaonline
Omicidio in ospedale a Venafro: scena muta dellinfermiera

L'infermiera Anna Minchella, arrestata per l'omicidio di un anziano, Celestino Valentino di 77enne, ricoverato all'ospedale di Venafro (Isernia), al quale avrebbe fatto ingerire acido cloridrico, ha fatto scena muta davanti al Gip, Vera Iaselli, e al Procuratore Paolo Albano, nel corso dell'interrogatorio.

Ancora una volta, come nella fase iniziale delle indagini, la donna si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Tuttavia all'interno del Penitenziario di Isernia è rimasta più di tre ore, dalle 9,30 alle 13. "La difesa ha sollevato delle eccezioni procedurali a cui abbiamo dovuto rispondere e che saranno valutate dal Gip”, ha detto il Procuratore. “L'interrogatorio si è chiuso rapidamente perché ha scelto di non parlare. La Procura”, ha concluso Albano, “si riserva di fare i successivi passi necessari". Alla domanda come si è mostrata Anna Minchella, Albano ha risposto: "Stessa freddezza del momento dell'arresto".

La 45enne è stata ricondotta al carcere femminile di Pozzuoli (Napoli). Secondo la ricostruzione della Procura di Isernia la Minchella somministrò acido cloridrico all’anziano, per vendicarsi nei confronti della figlia dell'uomo, una collega infermiera. Minchella, nell'ambito di movimentazione di personale disposta dall'Azienda Sanitaria, era stata trasferita dall'ospedale di Venafro a quello di Isernia, mentre la figlia di Celestino aveva ottenuto il riconoscimento della 104 per la patologia del padre, paralizzato dopo un'ischemia cerebrale. La 45enne è stata arrestata a un anno dai fatti.

"Abbiamo chiesto la revoca della misura cautelare in carcere, mancano i gravi indizi di colpevolezza, il pericolo di fuga e della reiterazione del reato", ha dichiarato il legale difensore di Anna Minchella, l'avvocato Aldo Moscardino. "Ci siamo avvalsi della facoltà di non rispondere perché lei non era in condizioni psicofisiche di farlo. Inoltre non abbiamo avuto modo di visionare la mole di atti relativi all'indagine. Chiediamo, se la scarcerazione dovesse essere respinta, in subordine i domiciliari".


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