Ilva, ricomincia il processo

  |  TARANTO (TA)  -  venerdì 5 febbraio 2016 - 08.06

Tra gli imputati, oltre ai fratelli Riva, anche l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola

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Ilva, ricomincia il processo

Si ricomincia, ma non da zero. Parte domani, con la requisitoria dei pubblici ministeri, la nuova udienza preliminare legata all'inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svenduto', tornata indietro dopo che la Corte d'assise di Taranto (il 9 dicembre scorso) ha annullato il processo nei confronti di 44 persone fisiche e tre societa'. Era stata la stessa Procura a sollevare una questione poi ritenuta dalla Corte motivo di nullita' assoluta, ovvero l’omessa indicazione (nel verbale del 23 luglio) del difensore d’ufficio per 10 imputati. Non sara' in aula il procuratore Franco Sebastio, messo a riposo dal primo gennaio per effetto della riforma dell’età pensionabile contro la quale ha tuttavia presentato ricorso.

Cambia il giudice: non più Vilma Gilli (ormai incompatibile perchè si è già pronunciata sulla vicenda), ma Anna De Simone, presidente della sezione gip-gup, che avrà il compito di pronunciarsi nuovamente sulle richieste di rinvio a giudizio. L'udienza sarà celebrata, a porte chiuse, nella caserma Saram dell'Aeronautica militare. Sono salvi tutti gli atti precedenti all'udienza del 23 luglio, quella in cui dieci imputati risultavano dal verbale privi di difesa per l'assenza degli avvocati di fiducia e la mancata indicazione dell’avvocato d'ufficio. Restano, dunque, valide le costituzioni di parte civile, circa mille, tra cui figurano i ministeri dell’Ambiente e della Salute, la Regione Puglia, i Comuni di Taranto, Crispiano, Statte e Montemesola, la Provincia di Taranto, Legambiente, Verdi, Peacelink, Wwf, Legamjonici e Altamarea. Cgil, Cisl e Uil, Cobas, Usb, centinaia di operai e cittadini residenti al rione Tamburi, allevatori, mitilicoltori, i familiari di due operai morti in incidenti sul lavoro. Le richieste di risarcimento ammontano a oltre 30 miliardi di euro.

Tra gli imputati ci sono i fratelli Fabio e Nicola Riva, proprietari dell'Ilva (oggi in amministrazione straordinaria), l'ex governatore della Puglia, Nichi Vendola, il sindaco di Taranto, Ezio Stefano, l'ex presidente dell'Ilva Bruno Ferrante, ex direttori di stabilimento, il direttore di Arpa Puglia Giorgio Assennato, l'avvocato Francesco Perli (uno dei legali dell'Ilva), l'ex capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente. 

L'elenco delle contestazioni comprende, tra gli altri, i reati di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento delle acque o di sostanze alimentari, concussione aggravata, getto pericoloso di cose, omissione di atti di ufficio, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, due omicidi colposi. Nel corso dell'udienza preliminare sfociata nei rinvii a giudizio, il gup Gilli aveva escluso dalla responsabilità civile le tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni Elettrici) imputate ai sensi della legge 231 che disciplina la responsabilità amministrativa delle imprese. Sono stati già condannati con rito abbreviato don Marco Gerardo, ex segretario dell'ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa (10 mesi di reclusione con pena sospesa per favoreggiamento), e l’ex consulente della Procura ionica Roberto Primerano (tre anni e quattro mesi per falso ideologico)


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